Storia di un chicco strambo: quando?

Seminare:  quando?  Scelte dure da PiantaGrani.

Affidarsi agli esperti quando non si conosce un settore o un argomento: è ciò che ho fatto io a novembre 2016 quando, dopo aver trovato i semi che avevo individuato come tipici dell’Alta Valle del Sele, bisognava decidere quando fare la semina.

Quello del 2016 è stato un autunno molto caldo e secco, il terreno era composto da zolle enormi e dure. Il contrario della morbida e accogliente manna dove bisogna seminare il delicato chicco strambo.

Mio fratello, allevatore ed agricoltore di esperienza, mio padre e Maurizio Bianchi, il mio amico agronomo, erano propensi ad attendere un periodo migliore, nonostante fosse quasi l’inizio di dicembre.

Mio padre mi diceva che nonno Felice attendeva finanche la metà del mese di Gennaio per seminare il grano.

In realtà a fine novembre c’era stato qualche giorno di tempo burrascoso – breve ma intenso – e anche loro, la mia squadra di esperti, avevano il timore, che se dicembre fosse stato continuamente piovoso, sarebbe stato complicato o forse addirittura impossibile seminare.

Chi poteva dire con certezza cosa sarebbe successo? Le previsioni meteo, quando sono attendibili, lo sono a brevissimo termine. Ho imparato che nel settore primario, meno che in altri, alcune variabili si controllano poco o niente. “Il controllo è un’illusione”,  nessuna frase è più vera di questa quando parli della natura, delle coltivazioni e di qualsiasi azione che preveda il coinvolgimento degli elementi naturali.

Ad ogni modo, la questione in questo caso è che non si semina nelle zolle dure come pietre, ma nemmeno nel pantano.

Iniziare qualcosa di nuovo non è molto produttivo se fatto in un ambiente rigido o soffocante. Il germoglio si sviluppa  al suo massimo in condizioni favorevoli.
Detta così sembra facile: trovi il meglio, sviluppi il meglio. Ad un certo punto delle storie, la cosa più impegnativa è la scelta: il rischio è che per attendere le condizioni migliori non si faccia nulla o si faccia peggio.
In sintesi, decido istintivamente che il 5 dicembre,  dopo le nove del mattino, seminiamo il grano.

Verifico la disponibilità di tutti: del trattore e della seminatrice;  di Maurizio, agronomo di ARKOS; degli amici che desiderano partecipare (Valentino Tafuri, il mio amico pizzaiolo giovane e geniale del quale vi racconterò presto); della mia famiglia (la mia vera forza);  della squadra (La Balena, che supportano in maniera determinante il blog, il progetto e la mia irruenza creativa).

E si semina. È il 5 dicembre.
Non sapevo il 5 dicembre fosse la Giornata mondiale del suolo. Si argomenta molto sul tema del suolo, a livello mondiale, ma anche a livello internazionale: l’ultima generazione è responsabile della perdita in Italia di oltre un quarto della terra coltivata (-28%) per colpa della cementificazione e  e dell’abbandono provocati da un modello si sviluppo sbagliato (la Repubblica, 5 dicembre 2016).

E mi piace pensare, in verità,  di aver contribuito  simbolicamente come la famosa goccia nell’oceano – e per di più con il recupero  e il reimpianto di una  cultivar ormai scomparsa dalla Valle del Sele  – alla difesa del patrimonio agricolo per un adeguato riconoscimento sociale, culturale ed economico del ruolo dell’attività agricola (la Repubblica, 5 dicembre 2016).

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Foto di Valentino Tafuri con Maurizio Bianchi
La scelta è stata giusta? Come sta ora il chicco strambo?

Da questa scelta si sono generati tanti e diversi percorsi. Moltissimi chicchi sono ora diventati rigogliosi ciuffetti verdi, alcuni sono ancora piccolissimi germogli timidi, qualcuno è stato sacrificato agli uccelli – corvi e tortore – che imperversano sui campi come eserciti, qualcuno non ce l’ha fatta a sopravvivere all’arsura e al vento secco che ha colpito la casa dei chicchi dal 5 dicembre e per quasi un mese. Il campo in alcuni punti appare rado, come se fosse mancata la forza di gestire tante difficoltà.

Si, perché con il senno di poi, sarebbe stato meglio attendere fine dicembre per  fare una semina da manuale visto che solo dal 2 gennaio in poi sono arrivate piogge e neve, quegli elementi che in alcuni casi portano distruzione e disagi, ma che ai semi portano nutrimento e protezione. Sotto la neve c’è il pane. 

Chi poteva dire, d’altronde,  che sarebbe stato meglio attendere qualche settimana ancora prima di gettare il seme nel terreno?  Il PiantaGrani si trova spesso davanti a scelte di questo tipo: a volte le  decisioni vanno prese senza un affidabile criterio tecnico-scientifico riproducibile che guidi o supporti davvero.
La cosa importante è aver seminato e aver generato percorsi.

Ad ogni chicco la sua storia. Le racconteremo tutte.

di Loredana Parisi

Foto amatoriali di Valentino Tafuri, Pizzeria 3Voglie

 

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