AGRADO: PiantaGrani tanto per Gradire.

 

Una pinta di birra è un pasto da re.

William Shakespeare.

La birra Agrado è un profumo amaro di montagna. È stato questo il mio sentire la prima volta che ho visto la bella bottiglia e ne ho assaggiato il corposo contenuto.

L’ho adorata subito e l’ho regalata agli amici che potessero apprezzare. Birra ai fichi bianchi, birra all’arancia, birra al caffè, birra con frumento e malti pregiati: tanti saperi in una sola, elegante bottiglia.

Fabio, il creatore di Agrado, è un ingegnere con la passione dei luppoli e dei malti, un alchimista vero, un tornado di energia e allegria contagiosa: la sua storia si scrive meglio con una freschissima ambrata d’abbazia accanto alla tastiera.

Il seme, l’origine della storia

Fabio nel 2006 è giovanissimo, laureato da poco e con una brillante carriera da ingegnere informatico appena intrapresa, viaggia spesso per lavoro e rimane lunghi periodi fuori dall’Italia. Gli capitano lunghe permanenze in Belgio.

È in Belgio che incontra la passione per la birra. Trascorre le lunghe serate dopo il lavoro in compagnia del fratello di un suo collega belga che ha la passione della birra artigianale, e inizia ad apprendere segreti e a immaginare sviluppi di fermentazioni e di esperimenti.

Fabio prima di allora “snobbava” la birra: la birra per lui era una bevanda plebea a fronte della raffinatezza del vino. Deve ricredersi: la birra è un mondo pieno di misteri e di sfumature e di sfide, almeno quanto il vino.

Comincia la sua avventura: acquista un “mulino” per la lavorazione della birra artigianale, poco più di un attrezzo da appartamento e  inizia a produrre le prime birre per le serate tra amici. Un successo: amici e parenti lo incoraggiano ad andare oltre, ad investire su un birrificio. È il 2013.

Fabio fa nascere il suo Birrificio che si chiamerà  Agrado, in spagnolo “colui che rende piacere” e  lo attiva nella zona dove vive, sui monti Picentini della Provincia di  Salerno. Il suo birrificio è una grande struttura con anche una zona allestita per la degustazione: nocciole sparse sui tavolini, calici da birra colmi di frumento,  tessuti grezzi sugli sgabelli ti accolgono in un ambiente semplice, ma pieno di storie da ascoltare.

Le intemperie, le prove.

La scelta imprenditoriale di Fabio è dura da gestire e sviluppare. Conciliare il suo lavoro da ingegnere con la ricerca delle materie prima di qualità, con gli esperimenti e con il lavoro per il posizionamento della sua birra sul mercato, diventa presto troppo faticoso da gestire. I tempi richiesti e l’accuratezza del prodotto richiedono un lavoro notturno, instancabile, non esistono più i fine settimana. La sua birra infatti come tutte le eccellenze, richiede cuore, tempo e  dedizione. Ci sono i rigorosi procedimenti tecnici da rispettare: dopo la lavorazione dei malti finisce la parte più sentimentale della produzione e si va alla parte ingegneristica e scientifica. Impegnativa è infatti la fase di ammostamento dei malti dove si produce il mosto di birra e poi si passa alla bollitura dove si aggiungono i luppoli per attivare la fermentazione. Fabio ad un certo punto deve mollare un po’ i ritmi e cedere tutta la parte della produzione al fratello e a due ragazzi bravi e precisi, dopo un generoso trasferimento di saperi e competenze.  Finalmente può dedicarsi alle attività più commerciali, in modo da rinforzare la diffusione della birra Agrado.

 

fabio
Fabio Gloriante nell’area degustazione del suo Birrificio. Foto di Symbola.

 

Il raccolto, i risultati

La birra Agrado è nota in tutta la Campania e sta iniziando ad uscire fuori dai confini della Regione stessa.

È stata riconosciuta quale eccellenza territoriale, partecipa ad eventi con altri prodotti prestigiosi, è diffusa in tutti i circuiti gourmet che contano.

Agrado ha  inventato l’angolo della birra per eventi e matrimoni: birra aperitivo, percorsi della birra che accompagnano le esperienze culinarie, birra digestiva. Fabio non si ferma mai: macina idee e le rende vive come faceva il suo primo “mulino” casalingo con i malti.

Fabio almeno un paio di volte all’anno sperimenta una birra nuova: ad esempio  in autunno 2016 si è cimentato con la birra d’artista con i fichi bianchi del Cilento, dedicata all’evento delle luci d’artista natalizie della Città di Salerno.

Mi ha chiesto di avere dei campioni di grani antichi: che dite, avremo presto, per gradire, una birra artigianale dei Picentini a base di frumento ritrovato?

Di Loredana Parisi

http://www.agradobirra.com 

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