La PiantaGrani che vuole accompagnarci nel mondo.

I miei occhi sono nell’orizzonte e non tra le mie mani, ecco chi sono.

Sara.

La Storia di Sara racconta il travaglio della nascita di un progetto concreto partendo dall’ideaSai quando l’idea “frulla”, ti fulmina, e tu non sai darle forma, non sai definire i passi necessari per realizzarla, a volte non sai proprio da che parte iniziare? Sai – nonostante tutto – che l’idea è proprio quella: la tua idea, quella che con la forma giusta, cambierà la tua vita e quella di molti altri.
Sara conosce a fondo l’imprenditoria: è praticamente nata in una grande industria del territorio, ed è un avvocato che si occupa di contrattualistica.
Eppure la sua metodologia innovativa, concreta e lungimirante, è nata attraverso un percorso interiore molto profondo, in cui lei ha dovuto definire la propria mission personale e allinearla con quella professionale. Ho avuto personalmente il privilegio di veder nascere tutto ciò, anche per questo ho voluto che raccontasse la sua storia nel blog Storie di PiantaGrani. Ne gioisco perché so che di percorsi di internazionalizzazione che seguono tutti i passi di piccole e medie realtà produttive ne nascono a iosa, ma non sono efficaci come quello che Sara Martucciello ha messo a punto.

di Loredana Parisi

Il seme, l’origine della storia

Sono stata fin da piccola molto curiosa delle novità e sempre in vena di fare e sperimentare nuove esperienze.
La mia passione per i viaggi e per le nuove culture mi ha permesso di scoprire e conoscere il mondo fin dall’età di dieci anni,  quando da sola partivo ed andavo ad esplorare culture e paesi per comprenderne le caratteristiche e soprattutto la mentalità.
Ho sempre studiato l’inglese perché mi permetteva di entrare in contatto con persone di altre nazioni e che mi ha dato la possibilità di coltivare e stringere amicizie oltre frontiera.
La particolare predisposizione per risolvere i problemi e per cercare di contribuire un po’ a migliorare il tessuto in cui ho sempre vissuto mi ha invogliato a risolvere la questione  a cui ho dedicato energia negli ultimi anni:  perché le piccole e medie imprese d’ Italia non esportano nonostante le grandi potenzialità insite nei loro prodotti di eccellenza, e che se lo fanno, perché i risultati che generano sono quasi sempre insoddisfacenti?
Per questo motivo circa tre anni fa ho iniziato ad ascoltare, a studiare il tessuto imprenditoriale e le strategie messe in campo e questo l’ho fatto partendo dalla mia realtà aziendale quella dell’Aristea SPA, azienda della quale sono socio e che ha sempre esportato in molti  paesi oltre il 40% del suo fatturato.
Un bisogno personale nato da un’analisi interna di un’azienda e non solo, che ho poi voluto estendere offrendo la soluzione a tutte le imprese che hanno i requisiti e che rientrano in un ben preciso target.
Attraverso questo metodo, ho trovato anche la mia vision che è quella di voler portare alla luce le eccellenze italiane partendo dalla Campania. Creando un percorso virtuoso che unisce e stimola due parti a generare un business diverso, voglio raccontare le vite, gli sforzi, i risultati, la mentalità, l’evoluzione, il passaggio tra il vecchio ed il nuovo e la lungimiranza di tanti che credono nel fare e nella ricerca di percorsi alternativi e che quando la crisi avanza si differenziano ed emergono perché hanno saputo ricercare strade nuove e diverse opportunità.

Le intemperie, le prove.

La prova più difficile che ho dovuto superare è stata quella del dibattere continuo con la mia grande immaginazione che spesso mi faceva vedere già realizzato nella mia mente il percorso che avrei dovuto definire, e che non mi forniva nessun elemento concreto per poterci arrivare.
Mi domandavo spesso: ma come è possibile lo vedo è li e come ci arrivo?
All’inizio l’unica soluzione che mi si palesava era quella di compiere un grande, grandissimo salto.
Non avevo compreso che la fase dalla creazione alla realizzazione di un progetto ambizioso come lo era il mio, dovesse prevedere non solo degli step intermedi, ma che addirittura tra gli step intermedi avrei dovuto compiere dei piccoli passi. Si, proprio così, io vedevo ed ho sempre visto la realizzazione del progetto nel suo complesso e non vedevo i piccoli passi.
Ho dovuto modificare tante volte la mia prospettiva e migliorando ed aggiustando quello che avevo in mente all’improvviso si è palesato anche il percorso davanti ai miei occhi ed allora ho compreso che ero vicina al mio sogno ero vicina alla soluzione.
Ed ho compreso a mie spese che per creare un metodo efficace per risolvere un problema complesso richiedeva che mi concentrassi non sul perché ma sugli errori più comuni che le imprese commettono quando si affacciano ai mercati esteri.

Il raccolto, i risultati

Il risultato di tanti sforzi, tanto studio e tanta tanta pazienza di aspettare che tutto confluisse è quella di aver strutturato una metodologia di export selling che guida le piccole e medie imprese nell’approcciarsi a vendere in un altro paese garantendo tempi certi e risultati che mirano ad aumentarne il loro fatturato.
Un percorso strutturato in dieci step condotto da un’ unica interfaccia con un Team dedicato e che ha a disposizione società e non singoli professionisti a svolgerne il percorso.
Gli ho voluto dare un nome imponente MNE “Multinational Enterprise” che in qualche modo rappresentasse al meglio la mia volontà di fornire alle piccole e medie imprese tutta l’assistenza che è stata sempre e solo ad appannaggio delle grandi multinazionali e che attraverso la mia società di servizi e possibile offrirlo al tessuto delle PMI con un budget iniziale accessibile per tutti gli imprenditori.
La più grande soddisfazione l’ho rilevata confrontandomi con le aziende che hanno scelto di esportare con il metodo MNE e soprattutto quando ho compreso che quello che convinceva l’azienda a concedere mandato consentendo che il percorso lo facesse un altro al suo posto, è stato non il proporre un paese o un altro, ma un idea di fare business innovativa.
Il modo con cui racconto da dove sono partita e come sono arrivata alla soluzione fa la differenza, e conoscere l’azienda dal suo interno, il suo processo produttivo e non valutarla basandomi solo su dei sterili numeri, fa sì che chi si affida a me, lo fa con il cuore.
di Sara Martucciello

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