La rete a maglie aperte per mangiare bene ogni giorno.

Come si creano le reti? Conoscendosi, raccontandosi, confrontandosi, cercando affinità e progettando lo sviluppo di valori e visioni comuni. Semplice.
Ci sono mondi, come quello di Slow food, e occasioni  dove creare rete diventa un fatto naturale.
In occasione dell’evento “Mangiabene. Ogni giorno” abbiamo raccontato la nostra esperienza,  quella con il nostro “chicco strambo”. Siamo stati tra le “voci del grano”. Niente viene a caso: secondo noi con la poesia si mangia.
Come è noto, il nostro blog racconta e scopre il territorio, e narra anche storie di grani.
La protagonista del blog è sicuramente una giovanissima storia di grani dell’Alta valle del Sele in provincia di Salerno, seminati a Palomonte.
La nostra storia pone il suo seme a dicembre 2016, ed essendo giugno 2017, il grano è ormai quasi pronto per la mietitura,  su terreno mai sfruttato negli ultimi quaranta anni per la coltura di cereali.
Il tema centrale dell’evento, nella bella e rinnovata cornice della Città della Scienza a Napoli, è stata la filiera per la produzione di cibo sano, quella virtuosa e sostenibile.
Giuseppe Orefice, Presidente di Slow food Campania,  per l’occasione ha presentato il documento finale di “Sementia 2016”  e annunciato l’edizione del 2017 prevista a fine settembre.
Noi abbiamo raccontato della nostra ricerca antropo-sociologica sul territorio, delle interviste somministrate agli anziani contadini per riuscire a capire quali fossero i grani che gli agricoltori del secondo dopoguerra potevano ricordare di aver coltivato per produrre il loro pane. E abbiamo spiegato di quando abbiamo iniziato a scrivere la nostra storia in modo tale da sviluppare un percorso conoscitivo dei grani e del territorio, un cammino più lungo e più lento e più profondo e più bello di quanto immaginassimo.

È stato emozionante confrontarsi con uno dei “colossi” locali della produzione agricola sostenibile e virtuosa che fa dell’innovazione e dell’introduzione di processi sperimentali
il proprio obiettivo di valore quotidiano:  la cooperativa “Nuovo Cilento” di San Mauro Cilento
Durante questi confronti sui grani, emerge sempre la questione semantica: secondo il pensiero di chi in questo settore investe da anni e a vario titolo, urge uscire dalla terminologia “grani antichi” per definirli grani del futuro. Noi per il prossimo “sementia” proporremo la nostra definizione, qualle che abbiamo elaborato e che consideriamo consona al nostro caso: grani tradizionali.  Non certo per auspicare che i nostri territori si trasformino in musei, ma perché i grani tradizionali rappresentano il recupero e la valorizzazione di ulteriori varietà per arricchire le nostre tavole e perché ormai è noto che hanno un diverso e più ricco contenuto in proteine, oltre che vitamine, beta carotene e ceneri, noti antiossidanti.
E dopo il racconto e il confronto sulla semantica, sulla ricerca, sulla sperimentazione e l’innovazione, cosa succede ad un evento che si rispetti? si degusta! È stato infatti bellissimo ritrovarci con alcuni tra i nostri migliori compagni di percorso da PiantaGrani, c’erano infatti delle vere  lune crescenti a chiudere la rappresentazione della filiera con la sessione “le vie del gusto”: Valentino Tafuri di 3Voglie che ha proposto le sue rinomate pizze  e Vito De Vita e Helga Liberto di Pizzaart che hanno portato il loro profumatissimo e pregiato pane.

pizzaioli
Vito de Vita, Valentino Tafuri, Helga Liberto.

Ricerca, sperimentazione, produzione, trasformazione: il cerchio si chiude oppure si apre? La risposta è semplice: la rete è un mondo a “maglie aperte”; più si espande, meglio riesce a custodire quanto si produce e a sviluppare nuovo valore.

Di Loredana Parisi

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