Colpi di fulmini cilentani.

Non sono una persona che crede ai colpi di fulmine. Eppure le relazioni più importanti della mia vita sono nate così, all’improvviso e senza nessun ragionamento. Gli occhi profondi di mia figlia mi hanno rapita la prima volta che l’ho presa in braccio. Con mio marito è stato amore a prima vista. E con i PiantaGrani anche. Quando ho letto il blog ne sono rimasta affascinata. Lo stile travolgente ed appassionato di Loredana, per non dire dei temi trattati, il collegamento con un certo territorio e la sua valorizzazione. È stato un tuffo al cuore. Ma per spiegare questo colpo di fulmine devo andare alle mie radici.

Sono cresciuta a Borgo Cerreto, un paesino del Cilento incastonato a metà fra due comuni (Torre Orsaia e Rofrano) che è molto difficile da trovare sulle cartine geografiche, se non sono ben dettagliate. Sono cresciuta in mezzo a gente schietta e solare ma anche solitaria e testarda che mi ha trasmesso il valore del sacrificio, della dignità e del vero amore. Solo con l’esempio. Sono cresciuta in mezzo ai PiantaGrani, a partire dai miei genitori, persone dignitose che non hanno mai smesso di sognare un futuro migliore per la loro famiglia.

Quando lavori un anno intero alla cura della vigna, e te ne occupi come un figlio per imbottigliare un buon vino senza solfiti, e poi una grandinata a metà settembre distrugge quasi tutto, capisci il senso del lavoro, della fatica, del ricominciare ogni volta senza arrendersi mai. Come solo i veri PiantaGrani sanno fare.

Sapevo che non sarei rimasta a Borgo Cerreto, il mio modo di osservare le cose non era per imparare a farle ma per poterle raccontare. E la passione per la scrittura si è evidenziata fin da subito, in quinta elementare vinsi un premio di 30.000 lire per un compito svolto in classe. Poi mi sono trasferita a Salerno per seguire  l’università, mi sono laureata con lode in Scienze della Comunicazione e ho iniziato la strada del giornalismo. Ricordo benissimo il primo colloquio con l’allora direttore del quotidiano La città, del gruppo l’Espresso, Luigi Vicinanza, per iniziare una collaborazione che mi avrebbe portata a conseguire il tesserino da pubblicista. In mezzo l’esperienza come addetto stampa e come redattore per diverse testate locali fra cui la più significativa con la Gazzetta di Salerno, diretta da Eduardo Scotti, giornalista di Repubblica, un sogno che diventava realtà.

Sono stati gli anni più formativi della mia vita professionale: ho sperimentato nel mio piccolo la figura del giornalista di strada, di cui avevo letto solo nei manuali. In giro per la città a seguire eventi ma soprattutto a cercare il contatto con le persone, mi ha insegnato il rispetto per il vissuto di ognuno. Perché quando sei dinanzi ad un foglio bianco, da riempire con l’urgenza della consegna, è facile dimenticare che le parole hanno un peso, che racchiudono mondi interi delle persone di cui raccontano le storie.

Ho seguito associazioni e progetti di cui condividevo il pensiero, da Amnesty International del cui gruppo locale facevo parte, all’assistenza ai senza fissa dimora, con la Misericordia cittadina, sempre con la stessa voglia di migliorare il mio pezzetto di mondo.

Poi è arrivata anche l’esperienza in una importante agenzia di comunicazione, e qui ho conosciuto Loredana. Se ho capito ancora meglio quello che voglio lo devo anche a loro, alle persone che hanno creduto in me durante quel tratto di strada che abbiamo percorso insieme.

E continuavo a mantenere sempre forte il contatto con il luogo in cui sono cresciuta. Anche se era difficile far capire veramente alle persone care quale fosse il mio lavoro, in che modo riuscissi a contribuire al pagamento del mutuo. Il mio sogno è raccontare i piccoli posti come il mio Borgo Cerreto, creare una rete con tutti i borghi simili – ce ne sono tanti in Italia – e farli conoscere a chi è stanco delle ore passate in macchina nel traffico, dell’ansia di fare tardi, delle notifiche sullo smartphone e di tutto ciò che riempie le nostre vite, senza renderle veramente autentiche. Perché esiste un modo differente di vivere.  Di mangiare. Di stare con gli altri. E sarebbe un onore dare valore a quel mondo con le mie parole.

Quando Loredana mi ha proposto una collaborazione mi è sembrato il classico cerchio che si chiude: è stato naturale accettare. Il suo modo aperto ed entusiasta conquista subito. La sua tenacia dice che saremo sempre pronte ad affrontare nuove sfide.

 Assunta Coccaro

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