Premiata cucina di combattenti sanniti.

Lasciate che vi dica il segreto che mi ha portato al successo. La mia forza risiede soltanto nella mia tenacia.
Louis Pasteur.

Alla ricerca del grano per la semina del 2017. Per quest’anno voglio seminare una saragolla migliore di quella già prodotta, per continuare la ricerca e la sperimentazione in maniera sempre più avanzata. Ho cercato tramite Slow Food Campania del quale faccio parte, e sono stata messa in contatto con Franco Iannelli, definito serio e affidabile produttore di grani tradizionali del beneventano, che si occupa anche di tenere in purezza il seme. Lui originariamente aveva preso il grano in Basilicata anni fa e lo aveva pian piano messo in purezza. Ci sentiamo al telefono e scopro un mondo. Franco ha una grande azienda agricola con annesso agriturismo e lavora da anni per recuperare biodiversità, con all’attivo un percorso molto laborioso per l’allevamento di animali domestici autoctoni.

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Maialini neri dell’azienda agrituristica Collina di Roseto.

Decido ovviamente di andarlo a trovare. In Agriturismo non trovo Franco quella domenica di autunno: ci sono le sue figlie e la nipotina maggiore. Trovo anche il camino acceso e fuori le vigne arancioni e gli allevamenti di maiali neri, caprette nane, asini e cavalli, galline, galletti e oche.

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Il camino acceso di “Collina di Roseto”, pieno di ricordi veri della tradizione.

Io e la mia famiglia mangiamo divinamente: tutta cucina contadina e preparata con materie prime di eccellenza. Appesi alle pareti, premi, foto e riconoscimenti di vario tipo.

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I filari autunnali di aglianico di Collina di Roseto.

Entro nel granaio per prendere la saragolla concordata. Voglio però avere informazioni sulla semina così come la gestisce un produttore come Franco, che ha lunga e consolidata esperienza sulle coltivazioni biologiche. Le figlie gli telefonano per chiedergli se torna a breve da Arezzo. Me lo passano, ci vuole tempo ancora e parliamo al telefono. Mi spiega alcuni suoi segreti della semina, mi dice che lui e la moglie hanno appena vinto un premio. Io gli propongo di raccontare la loro storia sul blog e decidiamo al volo di vederci per un caffè a Salerno.

Ecco il segreto delle persone di successo, di un PiantaGrani che si rispetti: capacità di decidere, di organizzare, curiosità di conoscere, di condividere, di essere disposti a dare e ricevere.

Incontrarli e chiacchierare con Franco e Lina è stato un tempo molto ben speso, ricco e godibile. Capire di avere a che fare con altri PiantaGrani e della specie migliore, trovati “per caso”, è uno di quei momenti gioiosi che mi “capitano” sempre più spesso e che mi fanno capire che la strada che percorro è proprio quella giusta.

Grazie Franco e Lina per avermi permesso di raccontare la vostra storia sul blog, grazie per l’esempio che siete.

Loredana

Il seme, l’origine della storia

Da sempre agricoltori figli di agricoltori, Franco e Lina sono nati nella terra. E sono sposati da quaranta anni. Anche quando Franco faceva il vigile del fuoco (onori e premi anche nell’ambito di quell’attività), lavorava la terra e coltivava progetti.
La loro azienda è a ridosso dell’aeroporto di Benevento, proprio quello che durante la seconda guerra mondiale era la base degli alleati. Nel 2001 nasce l’agriturismo per utilizzare meglio le terre di famiglia. La scelta veniva dopo una fase in cui si era pensato che l’agricoltura, in quelle zone che avevano retto fino a quel momento grazie alla coltivazione del tabacco, fosse finita.
Franco racconta infatti come la coltivazione intensiva del tabacco come monocoltura avesse deturpato il territorio, marchiandolo indelebilmente con gli anticrittogamici.
La situazione era peggiorata quando a fine anni 90 era terminata la coltivazione della varietà di tabacco “beneventano”, una varietà scomparsa quando l’industrializzazione aveva favorito i tabacchi chiari con basso contenuto di nicotina. In seguito a questo percorso sofferente dell’agricoltura beneventana, Franco e Lina decidono di convertire il loro terreno e il futuro dei loro figli e nipoti a scelte più virtuose per se stessi e per il mondo. E si occupano come prima cosa di far bonificare i loro terreni dalla tossicità della coltura estensiva e indiscriminata di tabacco industriale.

Le intemperie, le prove.

La nascita dell’agriturismo ha implicato circa 5 anni di autorizzazioni, di carte e firme.
Franco ha una concezione professionale dell’essere contadino. Il contadino deve essere professionista altrimenti si delegano gli altri a definire i prezzi, le programmazioni e le pianificazioni. È chiamato a conoscere a fondo le problematiche, gli obiettivi e le finalità. Da questa mentalità di Franco nascono i combattimenti per salvaguardare i terreni da vincoli e da speculazioni legate alla zona industriale. Lui e la sua famiglia hanno combattuto per preservare le loro terre dalla razionalizzazione della zona industriale.
Franco ha deciso di non ostacolare il “progresso” ma ha chiesto di essere rispettato a propria volta nelle proprie scelte di produzione pulita e virtuosa.
Ha sempre portato avanti le idee di sviluppo delle produzioni locali e del recupero della biodiversità, ritenendo sbagliate le politiche europee e i relativi finanziamenti che inducono a investimenti obbligati e che restano lontani dalle peculiarità del territorio. Basti vedere – secondo Franco – il contrasto prodotto dalle autostrade rispetto alle mulattiere. Il progresso, secondo lui, non è rispettoso delle peculiarità del territorio, non è uniforme, tantomeno continuativo.
Per Franco se produci devi anche trasformare.
Ed ecco che ricerca razze autoctone per i suoi allevamenti, il rispetto della coltivazione biologica per i suoi venticinque ettari di terreno, che rifiorisce e ripaga ogni stagione con ortive, con cereali, con legumi, con olio e robusto aglianico.

Tutto raccolto e lavorato nei propri terreni e trasformato e servito nel proprio agriturismo “Collina di Roseto” o venduto in circuiti di eccellenza.

Franco e Lina non smettono mai di formarsi: fanno corsi e specializzazioni come sommlier, assaggiatori e altre attività per rendere i prodotti migliori, sempre mantendo il rispetto e l’amore per la naturalezza.

È impegnativo, ogni giorno una sfida. Ma chi nasce combattente non può mollare.

Il raccolto, i risultati

Collina di Roseto è l’azienda multifunzionale che lavora da sedici anni con successo crescente. Dal 2005 sono anche fattoria didattica con l’obiettivo di trasmettere ai giovanissimi il rispetto e la valorizzazione dell’essere contadino e per far conoscere il ciclo produttivo. Soprattutto, l’obiettivo è quello di creare alleati futuri per il mercato consapevole.
E intanto continuano a produrre stagionalmente con le loro stesse materie prime, pasta, salumi cucina contadina stagionale e con prodotti della propria terra. Ora Collina di Roseto è un’azienda agricola prettamente biologica.

I suoi grani tradizionali oltre il saragolla, sono il senatore cappelli, il frassineto, il romanelli e altri autoctoni campani.
Per Franco la coltura biologica consiste semplicemente nel ritornare a lavorare la terra come la lavoravano i nostri avi. Quello che non si sa è che le colture autoctone si adattano ai nostri terreni con maggiore facilità come ad esempio i grani che non sono stati abbassati di taglia.
Franco e la sua famiglia sono assolutamente contrari e combattono ogni forma di coltivazione scellerata che utilizzi veleni di qualsiasi tipo e lavorano il terreno in maniera rispettosa, con tecniche che non ne feriscano le peculiarità organiche.
Collina di Roseto rappresenta per Benevento il protocollo delle buone pratiche di un contadino professionista. I prodotti e la cucina dell’azienda agrituristica “Collina di Roseto” ottengono premi e riconoscimenti prestigiosi ormai da anni. L’ultimo è stato proprio il primo premio ricevuto da Lina nell’ambito del Campionato Nazionale della Cucina Contadina promosso da AgrieTour, Salone Nazionale dell’Agriturismo e dell’Agricoltura multifunzionale.

Lei ha cucinato il mitico Cardone sannita, un piatto che ha cinquecento anni di tradizione, fatto di brodo di cappone (ora sostituito con la gallina) e cardo. Un piatto laborioso e pregiato, che solo una donna mite e dal sorriso dolce come Lina può avere la pazienza di preparare, secondo un livello così eccellente da meritare non solo il premio nazionale, ma anche il plauso di quanti hanno avuto la fortuna di assaggiarlo.

Il premio Lina lo ha ricevuto proprio il giorno in cui ero andata a visitare la loro azienda, a prendere un po’ della loro saragolla e pubblico l’articolo l’undici dicembre, proprio il giorno in cui Geo, la prestigiosa trasmissione televisiva, intervista in diretta Franco e Lina. Io credo negli influssi benefici di questi intrecci. Grazie di essere “capitati” sulla mia strada, Franco e Lina, auguro tanta fortuna a voi che potreste essere i miei genitori e alla vostra splendida famiglia che prosegue e persegue unita questo bellissimo progetto.

Loredana Parisi

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