Questo Natale ritornano le giovani zampogne cilentane.

Se comandasse lo zampognaro che scende per il viale, sai che cosa direbbe il giorno di Natale?
“Voglio che in ogni casa spunti dal pavimento un albero fiorito di stelle d’oro e d’argento”…

(Stralcio tratto da “Lo zampognaro” di Gianni Rodari)


Daniele Veltri con nonno Arcangelo.

Tutto è cominciato da questa foto pubblicata qualche mese fa su Facebook. Un ragazzo che siede vicino ad un signore anziano mentre “provano” degli strumenti di musica popolare. Daniele è accanto a nonno Arcangelo e “ruba” i trucchi della tradizione, imparando ad accordare una zampogna.

Cosa spinge un ragazzo ad avvicinarsi ad un mondo apparentemente scomparso e legato prevalentemente al passato? La passione per la musica certamente ma soprattutto il desiderio di custodire i suoni e le melodie della musica popolare della sua terra. Il Cilento.

Daniele Veltri è un giovane di Torre Orsaia, comune del basso Cilento situato in provincia di Salerno, ha poco più di trent’anni, e quando gli chiedi che cosa fa nella vita, ti risponde che gli piace definirsi “imprenditore”. Ha iniziato a lavorare nel settore floreale ma ha tanti progetti da realizzare che abbracciano ambiti differenti. Il principale riguarda proprio la musica.

Dopo la morte improvvisa del suo papà, si rende conto che ha bisogno di ritrovare nuovi stimoli e ripone nella musica le sue migliori aspettative. Ha sempre amato la musica ma non ha mai iniziato veramente a coltivarla. Adesso sente che è arrivato il momento giusto. Deve la “folgorazione” all’incontro avvenuto dieci anni fa con nonno Arcangelo, il nonno della ragazza che adesso è diventata la sua compagna.

Nonno Arcangelo è un contadino di Montesano sulla Marcellana, uno dei quindici comuni del Vallo di Diano. Suona la zampogna da quando era adolescente. Oggi, a 85 anni, ha dismesso i panni dello zampognaro ma per i suonatori del posto continua ad essere un punto di riferimento per accordare gli strumenti. E quando Daniele va a fargli visita è bello ed inevitabile che i ricordi vadano al passato: agli aneddoti incentrati sulle giornate in giro con il gruppo di suonatori di nonno Arcangelo, ad allietare le strade del Vallo di Diano e del Cilento con zampogna e ciaramella. O in trasferta nelle zone dell’Agro Nocerino Sarnese: ai tempi in cui non c’era niente di più solenne che annunciare il Natale con la musica dei pastori.

Con questo bagaglio, Daniele acquisisce nuove certezze su quello che vuole fare e sicuramente non per caso incontra Paolo Vertullo, un maestro di musica, e la giovane studentessa Antonia Merola, con cui fonda l’associazione “Georges Cziffra”.

L’associazione prende il nome da uno dei pianisti più celebri della musica classica, la cui storia mi è particolarmente cara – spiega il presidente dell’associazione, il Maestro di pianoforte Paolo Vertullo. La scelta del nome è stata dettata solo da motivi affettivi, se così vogliamo dire, perché poi il nostro obiettivo è stato dare vita ad una scuola di musica per divulgare la conoscenza della musica in generale e di quella popolare in particolare, perché sinonimo di momenti di ritrovo e di aggregazione. Ma soprattutto perché sinonimo di un mondo antico che si tramanda ancora oralmente, grazie al dialogo fra le generazioni”.


Il Maestro Paolo Vertullo.

Questo dialogo l’associazione vuole recuperare anche dando fiducia alle giovani leve, come la vicepresidente Antonia Merola che attraverso il suo percorso può essere d’esempio per altri giovani ad avvicinarsi al mondo della musica “perché le emozioni che si provano sfiorando i tasti del pianoforte o le corde di uno strumento, quando ci si avvicina alla musica per la prima volta, sono talmente forti che ci si può anche innamorare perdutamente di questa forma di arte, com’è successo a me che la coltivo fin da bambina“.


La giovane Antonia Merola.

Questo dialogo l’associazione vuole recuperare anche ricercando ed insegnando a suonare strumenti popolari come la zampogna e la ciaramella. Per questo l’associazione si avvale della collaborazione di Pietro Citera, un rinomato costruttore di zampogne e ciaramelle originario di Massicelle, una frazione del comune di Montano Antilia, che ha il compito di traghettare soprattutto i più giovani all’arte degli strumenti popolari, perché sapere com’è fatto uno strumento è parte integrante del percorso che porta ad imparare a suonarlo bene.

Con molta umiltà e passione anch’io sto imparando a suonare la zampogna, uno strumento molto complesso ma proprio per questo mi sento stimolato a provare e riprovare”, racconta Daniele Veltri, fondatore anche del gruppo musicale Ichos Mediterraneo Folk che proprio in questi giorni di feste animerà le iniziative natalizie a Torre Orsaia.


Daniele Veltri con Pietro Citera.

Gli zampognari fanno parte dell’immaginario collettivo delle festività natalizie e sono delle figure legate principalmente alla tradizione agreste. Del resto la stessa zampogna viene considerata uno strumento “discendente” del flauto di Pan, il dio che nella mitologia greca veniva rappresentato come una figura metà umana e metà caprina, dotato di corna e zoccoli, protettore dei boschi e amante della danza e della musica.

È significativo che dei giovani abbiano creato una scuola di musica per recuperare simili tradizioni. Per far rivivere i suoni emozionanti di una volta e anche per trasmettere il bagaglio degli anziani suonatori che, nei giorni delle novene – quella che precede la celebrazione dell’Immacolata Concezione e quella di Natale, rimettono gli abiti tradizionali e diffondono per le strade dei paesi del Cilento l’antica musica dei pastori. Facendo rivivere la magica atmosfera di un tempo.

 

La zampogna e la ciaramella sono strumenti di grande cultura. Se essi scompariranno non sarà perché troppo primitivi rispetto al contemporaneo, ma perché troppo complessi e difficili in un’epoca che fa della semplificazione delle procedure uno dei suoi fondamenti. Costruire una zampogna, suonarla, conservarla implica capacità tecniche e sensibilità ormai quasi impossibili da coltivare, conservare e trasmettere. La tecnologia contemporanea annulla totalmente la manualità come risorsa umana; tutto viene delegato a procedure automatizzate esterne all’uomo. La zampogna invece obbliga ad una coordinazione mano – corpo – orecchio – sensibilità percettiva – intelligenza che oggi è estremamente rara come risorsa umana. Allora essa ci ricorda l’impoverimento di umanità a cui siamo sottoposti” (Paolo Apolito, antropologo – La zampogna nel mito e nella tradizione).

E per concludere non può esserci modo migliore che ascoltare la zampogna suonata da Pietro Citera.

 

Assunta Coccaro

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