Quelli di Monte Frumentario, macinatori di innovazione condivisa.

Ma nei sentieri non si torna indietro.
Altre ali fuggiranno dalle paglie della cova,
perché lungo il perire dei tempi
l’alba è nuova, è nuova.
Rocco Scotellaro.

Palio dei Grano, Terra di Resilienza, grani del futuro cilentani ed economia condivisa. Quando ad Aprile 2016 balenò la prima volta l’idea di un progetto che riguardasse grani e pane, furono le prime parole chiave che iniziarono a “ronzarmi” intorno. Soprattutto grazie all’amico PiantaGrani antropologo Simone Valitutto, il quale come prima cosa mi “portò” a Domus Otium.
Claudia, Dario, Antonio e Marianna, cilentani tra i trenta e i quaranta anni. Quasi “banale” ormai, citare che hanno almeno una laurea a testa, che hanno studiato in atenei importanti e che hanno fatto esperienze di lavoro in giro per l’Italia, esperienze professionali oltretutto “deludenti”, poco allineate con i loro valori. Quasi banale, dicevo, perchè ora sembra che “si porta”.  La verità è che loro sono proprio congruenti con i valori della loro terra: se non fossero ritornati a dare il loro forte contributo al Cilento, sarebbero sempre stati umani di grande sostanza – certo- ma monchi della possibilità di sviluppare il vero scopo della loro vita.
Il loro è un percorso per attivare riacquisizione di senso, ma anche molto pratico, ramificato e condiviso, come ho imparato subito nell’estate 2016, quando conobbi prima di tutto Ivan di Domus Otium e poi mi addentrai nella bellezza del Palio del Grano.
Conobbi gente dall’apparenza rude, per certi versi “tagliente”: io mi sono innamorata del loro gran cuore e della loro autenticità. Ci siamo ritrovati a confrontare e a ridere dei nostri bellissimi, rispettivi dialetti, che nonostante gli studi e le esperienze di contaminazione culturale anche di elevati standard, continuiamo a custodire come un bene prezioso. Ci siamo riconosciuti anche attraverso il linguaggio, fonte inesauribile di identità.

Il seme, l’origine della storia

Il Monte frumentario era un ente ecclesiastico che prestava i semi ai contadini che non ne avevano, in quanto nella penuria di cibo erano costretti a consumare anche le scorte destinate alla semina. Chi produceva di più e ne aveva in abbondanza, determinava l’accumulo e l’incremento delle derrate di grano regalando le scorte in più.
Claudia, Dario, Antonio e Marianna, decidono che quella storia era da riattualizzare.
La cooperativa Terra di Resilienza attivata nel 2012 e il Palio del Grano, nato ancora prima a Caselle in Pittari, erano di sicuro una buona base soprattutto culturale dalle quale partire.
I “magnifici quattro” da anni, inoltre, procedevano da tempo, caparbiamente e a vario titolo su progetti di inclusione sociale per i ragazzi affetti da dipendenze e che facevano capo al SER.D locale. Grazie alle collaborazione e al supporto della Chiesa Valdese, attivavano percorsi di recupero coinvolgendo i ragazzi disagiati  nelle coltivazioni locali: produzioni di grano, olivicoltura e orticoltura. Non solo: sviluppavano e gestivano progetti con gli enti locali volti a valorizzare il territorio attraverso ricettività alternativa e orientata all’immersione nei luoghi più interni e meno turistici del Cilento. Tante persone in quegli anni venivano da lontano a lavorare nelle terre cilentane.
Dopo vari anni, stanchi della lentezza e della farraginosità delle burocrazie istituzionali, decidono di concentrarsi sullo sviluppo di un proprio modello di impresa, e grazie al finanziamento di un avanzato impianto per la molitura a pietra del grano integrato da un mutuo da loro contratto, nel 2015 Claudia, Dario, Antonio e Marianna, danno vita al Monte Frumentario.

Le intemperie, le prove.

L’obiettivo di “Monte Frumentario”  di tenere dentro la cultura dei contadini custodi e di sviluppare le relazioni nate per promuovere la coltura del grano campano, si delinea subito come un lavoro enorme, soprattutto per trovare terreni disponibili per le coltivazioni. I demani infatti sono difficili da ottenere per le difficoltà burocatiche alle quali accennavo sopra, e si fa fatica a formalizzare contratti agricoli su terreni privati.
Monte Frumentario nasce per contenere diverse realtà, diffonderle e coltivarle, attivando un modello consortile che è attualmente in via di definizione. Claudia, Dario, Antonio e Marianna, insieme a tutti gli altri interlocutori interessati, stanno tenacemente studiando un contratto di rete.
Solo il mulino, per quanto nuovo e di tecnologia avanzata, non basta alla crescita del progetto. Oltre alla mancanza di terre da gestire, a Monte frumentario serve creare prima possibile un grande magazzino di stoccaggio, per una gestione opportuna dei grani che vengono conferiti.

Il raccolto, i risultati

La nascita di Monte Frumentario e del magnifico mulino di Caselle in Pittari è già un risultato importante. Questo recupero di modello virtuoso, ha già creato significati fondamentali. Per i sentimenti territoriali campani, Monte Frumentario è il baluardo e un riferimento utile al recupero, ricerca e salvaguardia e diffusione delle varietà di grano autoctono.

Si è instillato il seme, dal forte potere germinativo, del fare impresa ri-cominciando  anche dopo tante difficoltà e delusioni. È stato messo nella terra il seme dell’autonomia e della realizzazione progettuale, quello dei PiantaGrani.

Il documento che certifica e definisce il valore anche economico del grano che viene confluito nel monte frumentario, è la base per strutturare il progetto rendendolo più forte e orientato alla crescita.

Monte Frumentario, si è appena messo in cammino, tanti germogli sono vivi e produrranno frutti abbondanti, e noi PiantaGrani, per il nostro progetto, siamo onorati di molire le nostre farine in questo molino benedetto dalla caparbietà e dall’amore per il territorio e per il prossimo.

 

 

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