Pane e fortezza: l’eredità morale di una donna selvaggia.

Ci siamo lasciate crescere i capelli e li abbiamo usati per nascondere i sentimenti. Ma l’ombra della Donna Selvaggia ancora si appiatta dietro di noi, nei nostri giorni, nelle nostre notti”

Clarissa Pinkola Estés

Ero dalla mia amica Daniela a raccontare di pane e fortezza, condito di lavanda per l’occasione.

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Ornella Carusi era là, nel pubblico. Ha ascoltato. Dopo aver assaggiato il pane, si è avvicinata, mi ha parlato del suo libro pronto per la stampa e mi ha detto che avrebbe volentieri riaperto il file pur di inserire la mia storia. Era sabato, mi ha proposto un caffè per il lunedì successivo. Detto, fatto. Il lunedì alle undici del mattino eravamo al tavolino di un bar, lei aveva carta e penna, io tanta curiosità.

Ci siamo raccontate. Lei mi ha parlato approfonditamente della sua creatura geniale quasi nata: il suo libro di self promotion per rilanciare in maniera originale e coinvolgente la sua professione di consulente finanziario, oltre che rafforzare il suo brand personale attraverso l’approfondimento della impegnativa tematica del passaggio generazionale in cui è particolarmente “ferrata”.

Stava in sintesi per dare alla stampa un libro che si chiamasse La Loba, titolo ispirato a Donne che corrono con i lupi di Clarissa Pikola Estés e che trattasse il tema utilizzando gli esempi di donne imprenditrici.

A pensarci bene,  c’è da essere imbarazzati per l’essere citata come imprenditrice tra imprenditrici consolidate: io sto ancora costruendo, se non altro per il poco tempo che hanno i miei progetti, la mia figura di imprenditrice è molto in itinere e l’unica eredità concreta che ho è quella morale delle mie nonne. Non sia mai detto però che mi tiro indietro, e la mia storia è quella che ha concluso una folta raccolta di storie di donne.

Nulla accade per caso, la mia storia ha fornito lo spunto perché Ornella potesse ben spiegare cosa sia l’eredità morale. Mi sono commossa durante la presentazione a sentir parlare delle nonne, del pane e della fortitudo.

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Ornella alla presentazione del libro al Circolo dei canottieri di Salerno. 13 Novembre 2019.
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Ornella e le “sue donne” alla presentazione del libro.

Leggiamola l’interpretazione che ha scritto Ornella della mia storia: una scrittura semplice e fluida. Come lei.

Ornella è una donna che può scrivere di donne selvagge, che recuperano l’istinto e che vanno per la propria strada: perché Ornella è una di queste. Una che sa come recuperare la propria essenza anche quando la vita ti mette di fronte a lezioni molto dure da imparare.

Grazie Ornella.

Loredana Parisi 

 

“Loredana Parisi: PiantaGrani / PandeiPani

L’incontro con Loredana è stato del tutto casuale, in una serata in cui veniva presentato un libro sulle erbe officinali del Cilento. Tra le erbe è stata menzionata la lavanda, che sul monte Cervati è presente in due specie, uniche in Europa. Loredana ha portato in degustazione il “PandeiPani” nella versione alla lavanda. Le farine sono frutto dei suoi grani autoctoni tradizionali, Saragolla, Risciola, Senatore Cappelli, prodotti tramite il recupero e la coltivazione in maniera naturale nel terreno di famiglia a Palomonte, nell’Alta Valle del Sele. La prima mietitura, con grande meraviglia del mietitore, ha avuto una resa dei grani superiore a chi invece aveva utilizzato diserbanti e concimi. 

Affascinata dalla sua presentazione, le ho chiesto un’intervista per il mio libro, per conoscere più in dettaglio la sua storia da Project Manager ad imprenditrice. Nel 2015 lascia il lavoro in un’azienda di comunicazione internazionale, in cui aveva il ruolo di senior account – project manager. L’ambiente di lavoro non corrispondeva più al suo modo di essere, aveva avuto il richiamo di far parte del mondo reale, ritornando alla terra, all’autenticità delle persone, alla conoscenza del territorio e dell’ambiente più prossimo. Il marito Gianluca Bertone ha condiviso appieno questa sua scelta, stimolandola al cambiamento. Anche i figli Vincenzo ed Emanuele sono stati felici del cambio di vita: oltre ad una mamma più soddisfatta, avrebbero avuto così la possibilità di vedere la mamma più spesso grazie alla possibilità di potersi organizzare in autonomia. I figli hanno inciso molto su certe ricerche di Loredana: Emanuele ha avuto delle intolleranze alimentari, e capire in maniera approfondita quanto fossero importanti le materie prime di qualità e le farine meno raffinate e senza additivi è stato un toccasana per tutti. Ha scoperto che le farine da lei prodotte e trasformate in pane, non portavano nessuna intolleranza al figlio, che ama mangiare il pane più dei dolci. Raccontare la storia del seme è per Loredana raccontare la sua rinascita personale. Nel 2017 crea il blog Storie di PiantaGrani, raccontando proprio la storia del recupero dei grani. Il successo del blog l’ha portata a raccontare storie di altri piccoli imprenditori, che producono prodotti di eccellenza del territorio, un tipo di imprenditore definito “PiantaGrani”, metafora di colui che si attiva a perseguire gli obiettivi anche quando non ci sono le condizioni per farlo, le quattro parole chiave per farne parte sono: conoscenza, valorizzazione, promozione e connessione. Così è stato naturale che l’azienda si chiamasse PiantaGrani.

Il passaggio generazionale che ha ricevuto è quello delle nonne, pertanto possiamo chiamarlo passaggio genetico/morale. Una nonna le ha trasmesso il valore simbolico del pane, connesso alla famiglia, alla casa in cui si sviluppa l’unione dello stare insieme, mentre la nonna paterna le ha trasmesso i valore della “bellezza” e della “fortezza”. Bellezza come capacità di generare attorno a sé elementi di attrazione positiva, fortezza dal latino fortitudo sinonimo di coraggio nel perseguire la ricerca del bene. La continuità dell’azienda familiare, oltre a lei, c’è il fratello Felice che ha ripreso da giovanissimo la tradizione contadina della famiglia, non solo nelle colture, ma anche nell’allevamento di bestiame. Il passaggio al livello giuridico non è avvenuto, ma il papà si sta adoperando per portarlo a termine nel breve periodo.“

 

Tratto dal libro La Loba, spunti di riflessione sul passaggio generazionale dal punto di vista femminile di Ornella Carusi.

 

 

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