Confusa da 50 anni di feste, la Terra vince ad Aprile 2020

Sei bella, o terra, mentre april s’infiora | O l’estate biondeggi, e ti vendemmi | L’anno cadente, o, imperversando i venti, | Tu scintilli di neve alla montagna: | L’ombra, la luce, l’ora mattutina, | E il vespero amoroso, ah! tutto muove | Letizia mesta e arcano un desiderio; | Della pace immortal tutto è un sospiro.

I versi di Augusto Conti, il filosofo della bellezza, estratti da “i discorsi del tempo in un viaggio in Italia, Il cuore e la natura“  mi sono sembrati quelli giusti per iniziare uno scritto che voglia parlare della terra, quella “Nuova”, nell’era del COVID-19.

La Terra confusa dalle feste

Il 22 Aprile 2020 è il cinquantesimo anniversario dell’Earth Day istituito nel 1970 dalle Nazioni Unite. L’obiettivo delle Nazioni Unite all’epoca, fu di unire le forze dei Paesi del Mondo per difendere la Terra, proteggerla, promuoverne lo sviluppo per il bene dell’umanità. Fu sancito il diritto per i popoli tutti di vivere in un mondo pulito e sano. E le celebrazioni si sono susseguite negli anni: fiumi di cerimonie e convegni, produzioni simboliche e artistiche, lectio magistralis, disegni di bambini, summit istituzionali, pile di documenti.

Tutto orientato ad una unica missione: sensibilizzare gli Stati e le strutture decisionali internazionali ad attivare ogni misura che proteggesse l’enorme patrimonio naturale che era lì per l’unico motivo di svilupparsi in armonia con l’uomo fornendogli risorse da utilizzare in modo equilibrato, con a disposizione i tempi e le modalità giuste per rigenerare le risorse stesse.

Missione romantica e idealistica? Forse necessaria e concreta, visto ciò che è successo proprio dagli anni settanta in poi. La sensibilizzazione purtroppo è servita alla minoranza già sensibile, non a chi davvero poteva decidere le sorti della Terra stessa. Ovviamente non voglio assolutamente negare l’utilità di questa sensibilizzazione di portata mondiale, c’è in qualche modo da avere parecchi dubbi sulla sua efficacia sostanziale.
Paradossalmente, gli ultimi cinquanta anni sono stati i peggiori di sempre per la Terra stessa: consumo impazzito di suolo e di risorse, emissioni tossiche nell’aria e nelle acque, distruzione della biodiversità, appiattimento delle caratteristiche peculiari dei luoghi e dell’identità umana stessa, tutto ciò ci ha consegnato nel 2020 una terra confusa e un uomo caterpillar.

L’uomo che controllava tutto

Un uomo che ha pensato di essere immune a cataclismi, guerre, carestie ed epidemie. Non erano davvero sue le tragedie collettive: appartenevano ai libri, forse alla storia  distrattamente letta. Lui era proprio sicuro di controllare tutto: sancita la solidità della scienza e della tecnologia, non aveva bisogno di fermarsi dal disboscare, dallo scaricare plastiche e veleni, dal solcare cieli e mari con i propri infiniti mezzi di trasporto. Non importava la scomparsa di animali e di piante tipiche dei luoghi: non erano utili. Lui controllava tutto.

E invece. Nel 2020 “la terra confusa“ ha deciso in qualche modo, con la complicità di Madre natura, che era tempo di fermare le macchine. Non sono fantasie, né storielle per bambini visto che diversi attendibili studiosi ipotizzano che la manomissione indiscriminata di ecosistemi e biodiversità sia all’origine di virus sconosciuti e più potenti dell’uomo. Cito tra i vari, David Quammen divulgatore scientifico che raccoglie le sue lunghe ricerche in Spillover (Adelphi 2014)

“Così, quando noi umani interferiamo con i diversi ecosistemi, quando abbattiamo gli alberi e deforestiamo, scaviamo pozzi e miniere, catturiamo animali, li uccidiamo o li catturiamo vivi per venderli in un mercato, disturbiamo questi ecosistemi e scateniamo nuovi virus“.

E sarà un caso che il virus sembra essere più feroce in alcuni luoghi più inquinati, che attacchi il respiro, funzione vitale che connette all’esterno, al mondo stesso? Non si sa se è un caso. Troppo presto per dirlo, studieranno e sapremo, forse. Qualche scienziato ad esempio, afferma che il virus scomparirà nel nulla come accaduto per la SARS, parente del Coronavirus. Di certo gli scienziati del mondo, che oltretutto continuano a litigare tra di loro, non hanno per ora certezze da offrire. Di certo, ora sappiamo che non siamo immuni al nostro stesso essere umani. Ora la natura ce lo ha detto, forse abbiamo capito se non lo dimenticheremo o negheremo, che per proteggere noi stessi dobbiamo proteggere la Madre.

Dialoghi nella nuova natura

Ed è stato così che siamo arrivati alla sua festa del 22 Aprile che la Terra davvero festeggia, e da sola. Gli uomini sono fermi quasi in tutto il mondo, e i cieli sono blu anche nelle zone più inquinate del mondo, le acque sono tornati a brillare di trasparenza e fauna dopo decenni, anche nelle grandi città l’aria è fresca come quella dei boschi. L’uomo si è fermato, la produzione forsennata con gli smaltimenti nell’ambiente si è ridotta o annullata, la stragrande maggioranza dei mezzi di trasporto è nei depositi.

Ed io, quando ho visto le foto dei delfini guizzanti nei porti delle città sul Mediterraneo, dei capodogli liberi sulle coste, mi sono ricordata di un fantastico gioco che facevo quando avevo dieci anni circa: immaginavo e scrivevo dialoghi tra gli animali e gli elementi naturali con i quali erano a contatto. Ricordo una volta di aver scritto di una papera che dialogava con un filo d’erba. Ecco, qualche giorno fa sono tornata bambina (mi viene semplice su certe cose) ed ho immaginato un delfino parlare con una bollicina frizzante del mare d’aprile. La bollicina era appena nata, fresca e felice e il delfino l’avvertiva come solo certi adulti guastafeste sanno fare:

goditi l’azzurro di questo tuo brillare in libertà, l’uomo uscirà di casa e dimenticherà. Forse torneremo al largo a nasconderci nelle acque torbide, l’uomo non riesce a scegliere davvero la luce e la bellezza: teme di non riuscire a controllarle.

In realtà spero il delfino sia solo un saccente portaseccia, per fare una citazione politica, e che invece all’apertura delle nostre porte corrisponderà il desiderio di inaugurare una nuova Giornata Mondiale della Terra. Quella autentica. Ad Aprile 2020, intanto, ha vinto lei, la Terra.

 

Loredana Parisi

 

 

Un pensiero su “Confusa da 50 anni di feste, la Terra vince ad Aprile 2020

  1. Eccomi ci sono , ho cercato un momento di tranquillità, mi sono seduta e ho letto … questi argomenti sono talmente importanti che vanno letti con attenzione …
    È vero, in questo tempo di corona virus molti sono gli spunti di riflessione. La ruota si è fermata , la giostra quotidiana che ci porta a correre e a consumare tempo e cose si è inceppata, siamo tutti sbalorditi, come è possibile che l’immortale uomo è stato messo all’angolo… eppure è successo ! Su questa Nostra Terra che finalmente respira , gli uomini sono in gabbia e la natura si riprende i suoi spazi ….
    Ho letto con piacere l’articolo che suscita una serie di riflessioni una su tutte “io spero che quando l’uomo uscirà di casa NON DIMENTICHERA'”

    Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...